webmaster
04-11-2008, 17.01.06
Senza indugio cercai di verificare se il mio istinto mi dava ragione. In effetti senza farmi scorgere dietro il masso era appostata una bella fario sui trenta centimetri in attesa di cibo.
Questo a dimostrazione che in un torrente ogni posto non disturbato e’ garanzia di presenza di trote.
Per parlare del lancio che si dovra effettuare arrivati sul posto, si sarà obbligati assolutamente a seguire delle regole fondamentali.
Ma a quale distanza dalla trota si deve arrivare per avere un giusto rapporto ?
L’ideale e’ la distanza minore poiché da troppo lontano il problema dragaggio diventa difficile da sconfiggere.
Come si diceva poc’anzi una discreta tecnica dara’ al pescatore un margine di successo che altri non possono avere.
Comunque cerchiamo di limitare al minimo indispensabile il numero dei falsi lanci. L’andirivieni della coda di topo in aria non e’ certo il massimo e quest’ultima dovrebbe essere manovrata il più orizzontale possibile.
Infine il raggiungimento dell’obbiettivo con la mosca se effettuato con uno shooting la dove e’ possibile, dara’ un margine di sicurezza maggiore, mentre la canna in tutti i casi, dovra essere tenuta bassa e quindi fuori da qualsiasi portata visiva della trota.
Ma qualcuno potrà domandarsi se non sarebbe meglio raggiungere l’obiettivo da una distanza per cosi dire di sicurezza, insomma una distanza maggiore che garantisca copertura al pescatore e nello stesso momento non influisca molto sulle problematiche relative ai dragaggi sia della mosca che del finale.
Poc’anzi si diceva che la distanza migliore e’ in effetti quella minore dando per scontato che si siano seguite tutte le precauzioni del caso, ma di contro se si sono eliminate le problematiche relative all’aspetto visivo-acustico, rimane quello non meno importante legato alla possibilità negativa che la trota, come abbiamo visto, possa scorgere la canna o la coda. Secondo me un giusto compromesso che dia un margine di successo molto alto e’ quello di ‘sfruttare’ a nostro favore la dove e’ possibile, quello che il torrente offre.
Partiamo dal principio che il dragaggio sia della mosca che del finale, fenomeno che in torrente e’ praticamente presente in ogni palmo di superficie dell’acqua a causa delle mille e mille tensioni superficiali, e’ in rapporto molto stretto con la quantità di coda depositata in acqua.
In parole più esemplificative più coda e’ distesa sull’acqua e maggiori saranno le possibilità che il dragaggio si manifesti immediatamente. Partendo da questa tesi indiscutibile, la distanza assume inevitabilmente un’importanza estrema dando per scontato che altro sistema non esiste che affrontare il torrente da distanze molto ridotte.
Ma se si potesse, come detto prima, sfruttare al meglio quel che offre il torrente, allora la distanza potrebbe anche aumentare.
Se ad esempio in tutte quelle situazioni in cui questo e’ possibile si potessero utilizzare tutte quelle pietre affioranti per depositarvi su una buona porzione di coda, ecco li che una distanza che a priori doveva necessariamente essere molto ridotta può aumentare di molto, in relazione alle sempre modeste distanze che un ambiente come il torrente può offrire, dando, in questo modo, in pasto al dragaggio una minima quantità di coda depositata sull’acqua.
Anche tronchi abbattuti o piccole spiagge possono fare da ‘appoggio’ e quindi ‘accorciare’ la quantità di coda da depositare sull’acqua. E’ chiaro che inevitabilmente chi ha un buon controllo dell’attrezzatura avrà molti più vantaggi e molte più possibilità.
Quindi l’avvicinamento e l’attacco sono proprio come una partita a scacchi dove tutto deve a priori essere studiato ed quindi preventivato. In fondo la trota essendo un animale che vive in funzione di certi ritmi e abitudini molto semplici se vogliamo, non porta l’orologio, non ha appuntamenti o meglio non sa che deve evitare uno scacco matto.
Con questo voglio dire che come in tutte le cose la fretta in torrente e’ la peggiore nemica che un pescatore può avere.
Esiste una parte del torrente che possiede una sua vita a se e che ha nei confronti della trota un peso psicologico particolare: la buca.
Se in altri punti del torrente il salmonide gravita in una porzione di fiume limitata a causa dello spazio a sua disposizione non certo vasto e che inevitabilmente incide molto sul suo carattere e che come abbiamo visto la obbliga assolutamente a stare sempre sul chi vive e arrangiarsi in funzione dello spazio in cui può muoversi, nella buca, in generale, può trovare un habitat molto diverso e può essere una delle zone del torrente o forse l’unica che le dia tranquillità e sicurezza.
La buca diventa inevitabilmente fonte obbligata di cibo, riparo sicuro, ed essendo anche zona più ampia, sarà sicuramente più idonea ad ospitare un salmonide che può cosi’ avere molta più libertà di movimento.
E’ chiaro che non tutte le buche hanno le stesse caratteristiche, non ne troveremo mai due uguali, e quindi c’e da considerare ogni buca un ambiente a se stante, al massimo potremmo raggrupparle in varie tipologie diverse.
Da quanto premesso non bisogna pensare che attaccare una buca e quindi avvicinarla sia meno complicato di altre zone del fiume poiché si commetterebbe un grosso errore.
Primo perché pensando questo la si avvicinerebbe con meno cautela, secondo perché se in altre zone del fiume la trota possiede un cono visivo più limitato e quindi ci può scorgere solo a certe distanze, nella buca il discorso diventa praticamente l’opposto, e quindi potremmo calcolare male il nostro avvicinamento e renderlo magari inutile.
Quindi avvicinare una buca potrebbe avere qualche difficoltà in più rispetto alle altre zone del torrente.
La verità di quanto poc’anzi esposto, e ci obbliga ad una conoscenza della buca in particolare nel modo in cui questa viene ‘animata’. In altre parole essendo la buca un ambiente in cui per tutta una serie di motivi si vengono a creare delle situazioni diverse, come correnti portatrici di cibo, nascondigli, ecc., la trota che vi abita sarà a sua volta influenzata da questi fattori, cioè e’ integrata alla ‘vita’ della buca.
Quindi avvicinare bene una buca, non significa solamente nascondersi e basta senza conoscere a priori cosa abbiamo di fronte, ma già dalla sua superficie liquida si dovrebbe essere in grado di stabilire le posizioni in cui la trota staziona. In linea di massima per avere un quadro definitivo sulla struttura di una buca e di conseguenza di come la trota che vi abita la vive, e’ indispensabile fare delle elementari considerazioni.
Primo vanno suddivise le varie tipologie di buche in relazione agli elementi a nostra disposizione, primi fra tutte le varie correnti superficiali. E’ chiaro che le innumerevoli correnti che una buca possiede potrebbero fare da specchietto ed essere di un aiuto straordinario, e fare per cosi dire, da radiografia della buca.
Perché e’ importante individuare le varie correnti in particolar modo le più importanti ?
Perché queste sono le sicure portatrici di cibo e quindi matrici inequivocabili di cui la trota si serve e di conseguenza probabilissime scie in cui la trota si inserisce.
Un occhio esperto saprà’ distinguere le correnti principali, quelle cioè che sono fonte sicura di cibo, e quelle chiamiamole secondarie che sono tutt’altro che tali, nel senso che la trota aspetta molto più spesso di quanto si pensi e cioè nei momenti in cui non c’e’ schiusa, il cibo che può arrivare da altre fonti come insetti, bruchi, ecc. che accidentalmente cadono in acqua e potrebbero seguire appunto una corrente secondaria.
Quindi partendo da questi presupposti e’ fondamentale fare a priori un attento studio delle superfici liquide per tracciare una sorta di ‘mappa’ in cui si evidenziano le probabili zone di caccia della trota.
Da questo ne scaturisce che il nostro avvicinamento diverrà consequenziale.
Buca a parte, quante volte vi e’ capitato di trovarvi all’improvviso tra i piedi una trota che non vi aveva visto e della quale anche voi non avvertivate la presenza ?
Segno inequivocabile che il salmonide può stazionare nelle zone più disparate alle quali non dareste la minima fiducia. Non e’ importante possedere un ottimo lancio o delle buone mosche e un’attrezzatura di ottima qualità se non si e’ a conoscenza delle regole del torrente e l’avvicinamento e’ forse quella sulla quale si costruisce la nostra esperienza.
Massimo Magliocco è Direttore Tecnico della FFM (Fly Fishing Masters) Scuola di Pesca a Mosca.
Collaboratore di aziende del settore per la progettazione di canne ed attrezzature, collaboratore di riviste specialistiche quali Fly Fishing, Fly Line, Pescare, Il pescatore, autore del libro “torrenti & Dry Fly” e dell’omonimo video nonché degli altri video “La Tecnica di Lancio nella Pesca a Mosca” e “I Lanci Specifici nella Pesca a Mosca”.
Questo a dimostrazione che in un torrente ogni posto non disturbato e’ garanzia di presenza di trote.
Per parlare del lancio che si dovra effettuare arrivati sul posto, si sarà obbligati assolutamente a seguire delle regole fondamentali.
Ma a quale distanza dalla trota si deve arrivare per avere un giusto rapporto ?
L’ideale e’ la distanza minore poiché da troppo lontano il problema dragaggio diventa difficile da sconfiggere.
Come si diceva poc’anzi una discreta tecnica dara’ al pescatore un margine di successo che altri non possono avere.
Comunque cerchiamo di limitare al minimo indispensabile il numero dei falsi lanci. L’andirivieni della coda di topo in aria non e’ certo il massimo e quest’ultima dovrebbe essere manovrata il più orizzontale possibile.
Infine il raggiungimento dell’obbiettivo con la mosca se effettuato con uno shooting la dove e’ possibile, dara’ un margine di sicurezza maggiore, mentre la canna in tutti i casi, dovra essere tenuta bassa e quindi fuori da qualsiasi portata visiva della trota.
Ma qualcuno potrà domandarsi se non sarebbe meglio raggiungere l’obiettivo da una distanza per cosi dire di sicurezza, insomma una distanza maggiore che garantisca copertura al pescatore e nello stesso momento non influisca molto sulle problematiche relative ai dragaggi sia della mosca che del finale.
Poc’anzi si diceva che la distanza migliore e’ in effetti quella minore dando per scontato che si siano seguite tutte le precauzioni del caso, ma di contro se si sono eliminate le problematiche relative all’aspetto visivo-acustico, rimane quello non meno importante legato alla possibilità negativa che la trota, come abbiamo visto, possa scorgere la canna o la coda. Secondo me un giusto compromesso che dia un margine di successo molto alto e’ quello di ‘sfruttare’ a nostro favore la dove e’ possibile, quello che il torrente offre.
Partiamo dal principio che il dragaggio sia della mosca che del finale, fenomeno che in torrente e’ praticamente presente in ogni palmo di superficie dell’acqua a causa delle mille e mille tensioni superficiali, e’ in rapporto molto stretto con la quantità di coda depositata in acqua.
In parole più esemplificative più coda e’ distesa sull’acqua e maggiori saranno le possibilità che il dragaggio si manifesti immediatamente. Partendo da questa tesi indiscutibile, la distanza assume inevitabilmente un’importanza estrema dando per scontato che altro sistema non esiste che affrontare il torrente da distanze molto ridotte.
Ma se si potesse, come detto prima, sfruttare al meglio quel che offre il torrente, allora la distanza potrebbe anche aumentare.
Se ad esempio in tutte quelle situazioni in cui questo e’ possibile si potessero utilizzare tutte quelle pietre affioranti per depositarvi su una buona porzione di coda, ecco li che una distanza che a priori doveva necessariamente essere molto ridotta può aumentare di molto, in relazione alle sempre modeste distanze che un ambiente come il torrente può offrire, dando, in questo modo, in pasto al dragaggio una minima quantità di coda depositata sull’acqua.
Anche tronchi abbattuti o piccole spiagge possono fare da ‘appoggio’ e quindi ‘accorciare’ la quantità di coda da depositare sull’acqua. E’ chiaro che inevitabilmente chi ha un buon controllo dell’attrezzatura avrà molti più vantaggi e molte più possibilità.
Quindi l’avvicinamento e l’attacco sono proprio come una partita a scacchi dove tutto deve a priori essere studiato ed quindi preventivato. In fondo la trota essendo un animale che vive in funzione di certi ritmi e abitudini molto semplici se vogliamo, non porta l’orologio, non ha appuntamenti o meglio non sa che deve evitare uno scacco matto.
Con questo voglio dire che come in tutte le cose la fretta in torrente e’ la peggiore nemica che un pescatore può avere.
Esiste una parte del torrente che possiede una sua vita a se e che ha nei confronti della trota un peso psicologico particolare: la buca.
Se in altri punti del torrente il salmonide gravita in una porzione di fiume limitata a causa dello spazio a sua disposizione non certo vasto e che inevitabilmente incide molto sul suo carattere e che come abbiamo visto la obbliga assolutamente a stare sempre sul chi vive e arrangiarsi in funzione dello spazio in cui può muoversi, nella buca, in generale, può trovare un habitat molto diverso e può essere una delle zone del torrente o forse l’unica che le dia tranquillità e sicurezza.
La buca diventa inevitabilmente fonte obbligata di cibo, riparo sicuro, ed essendo anche zona più ampia, sarà sicuramente più idonea ad ospitare un salmonide che può cosi’ avere molta più libertà di movimento.
E’ chiaro che non tutte le buche hanno le stesse caratteristiche, non ne troveremo mai due uguali, e quindi c’e da considerare ogni buca un ambiente a se stante, al massimo potremmo raggrupparle in varie tipologie diverse.
Da quanto premesso non bisogna pensare che attaccare una buca e quindi avvicinarla sia meno complicato di altre zone del fiume poiché si commetterebbe un grosso errore.
Primo perché pensando questo la si avvicinerebbe con meno cautela, secondo perché se in altre zone del fiume la trota possiede un cono visivo più limitato e quindi ci può scorgere solo a certe distanze, nella buca il discorso diventa praticamente l’opposto, e quindi potremmo calcolare male il nostro avvicinamento e renderlo magari inutile.
Quindi avvicinare una buca potrebbe avere qualche difficoltà in più rispetto alle altre zone del torrente.
La verità di quanto poc’anzi esposto, e ci obbliga ad una conoscenza della buca in particolare nel modo in cui questa viene ‘animata’. In altre parole essendo la buca un ambiente in cui per tutta una serie di motivi si vengono a creare delle situazioni diverse, come correnti portatrici di cibo, nascondigli, ecc., la trota che vi abita sarà a sua volta influenzata da questi fattori, cioè e’ integrata alla ‘vita’ della buca.
Quindi avvicinare bene una buca, non significa solamente nascondersi e basta senza conoscere a priori cosa abbiamo di fronte, ma già dalla sua superficie liquida si dovrebbe essere in grado di stabilire le posizioni in cui la trota staziona. In linea di massima per avere un quadro definitivo sulla struttura di una buca e di conseguenza di come la trota che vi abita la vive, e’ indispensabile fare delle elementari considerazioni.
Primo vanno suddivise le varie tipologie di buche in relazione agli elementi a nostra disposizione, primi fra tutte le varie correnti superficiali. E’ chiaro che le innumerevoli correnti che una buca possiede potrebbero fare da specchietto ed essere di un aiuto straordinario, e fare per cosi dire, da radiografia della buca.
Perché e’ importante individuare le varie correnti in particolar modo le più importanti ?
Perché queste sono le sicure portatrici di cibo e quindi matrici inequivocabili di cui la trota si serve e di conseguenza probabilissime scie in cui la trota si inserisce.
Un occhio esperto saprà’ distinguere le correnti principali, quelle cioè che sono fonte sicura di cibo, e quelle chiamiamole secondarie che sono tutt’altro che tali, nel senso che la trota aspetta molto più spesso di quanto si pensi e cioè nei momenti in cui non c’e’ schiusa, il cibo che può arrivare da altre fonti come insetti, bruchi, ecc. che accidentalmente cadono in acqua e potrebbero seguire appunto una corrente secondaria.
Quindi partendo da questi presupposti e’ fondamentale fare a priori un attento studio delle superfici liquide per tracciare una sorta di ‘mappa’ in cui si evidenziano le probabili zone di caccia della trota.
Da questo ne scaturisce che il nostro avvicinamento diverrà consequenziale.
Buca a parte, quante volte vi e’ capitato di trovarvi all’improvviso tra i piedi una trota che non vi aveva visto e della quale anche voi non avvertivate la presenza ?
Segno inequivocabile che il salmonide può stazionare nelle zone più disparate alle quali non dareste la minima fiducia. Non e’ importante possedere un ottimo lancio o delle buone mosche e un’attrezzatura di ottima qualità se non si e’ a conoscenza delle regole del torrente e l’avvicinamento e’ forse quella sulla quale si costruisce la nostra esperienza.
Massimo Magliocco è Direttore Tecnico della FFM (Fly Fishing Masters) Scuola di Pesca a Mosca.
Collaboratore di aziende del settore per la progettazione di canne ed attrezzature, collaboratore di riviste specialistiche quali Fly Fishing, Fly Line, Pescare, Il pescatore, autore del libro “torrenti & Dry Fly” e dell’omonimo video nonché degli altri video “La Tecnica di Lancio nella Pesca a Mosca” e “I Lanci Specifici nella Pesca a Mosca”.